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Una panoramica del femminicidio in Italia

Nella giornata di martedì 5 dicembre 2023 si sono svolti i funerali di Giulia Cecchettin, la ragazza 22enne il cui corpo senza vita è stato rinvenuto il 18 novembre scorso sulle sponde del lago di Barcis, presso Pordenone, dopo essere stata uccisa dal fidanzato reo confesso Filippo Turetta, coetaneo della vittima.

Il caso ha scatenato un vigoroso dibattito nell’opinione pubblica nazionale, in riferimento, nello specifico, alle implicazioni culturali alla base del delitto, ritenute profondamente patriarcali e ancora oggi endogene nella società italiana. La copertura mediatica del caso, particolarmente estesa, è stata accompagnata da un’intensa campagna mediatica incentrata sul problema dei “femminicidi”, pur tuttavia facendo confusione nell’utilizzo del termine e mal interpretando i dati relativi a questo tipo di casistica di omicidi.


Per fare chiarezza è necessario quindi partire da cosa si intende per “femminicidio”. Infatti, questo termine viene erroneamente utilizzato a livello mediatico per indicare ogni caso di omicidio che contempla una donna in qualità di vittima, comprendendo quindi anche donne uccise dai figli per motivazioni di tipo economico o a causa di disturbi mentali, così come da criminali intenti a rapinarle. Il “femminicidio” propriamente detto, invece, è una categoria criminologica che presuppone un rapporto tra vittima e carnefice di tipo preciso, così come un movente specifico.

A darne una prima definizione specifica è Diana Russel nel suo “Femicide: The Politics of woman killing” del 1992, nel quale lo descrive come “una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna proprio perché donna. Quando parliamo di “femminicidio” quindi non stiamo semplicemente indicando che è morta una donna, ma che quella donna è morta per mano di un uomo in un contesto sociale che permette e avalla la violenza degli uomini contro le donne”. Viene perciò inteso come l’ultimo step di un percorso di violenza subita dalla donna che si conclude con la sua morte, la quale spesso è stata oggetto di comportamenti violenti, subiti ma non denunciati, per un periodo di tempo lungo anche diversi anni. Il termine deriva da quello più antico di “femmicidio”, già utilizzato nell’Ottocento per indicare l’uccisione di una donna in quanto tale e che la stessa Russel aveva ripreso e modernizzato al fine di identificare una categoria criminologica vera e propria. Inoltre, nel 1974 la scrittrice americana Carol Orlock aveva poi coniato un terzo termine ancora, “femicidio”, per identificare la medesima casistica di omicidi all’interno di un’antologia, mai pubblicata, su questi crimini.

Oltre che in termine di vite umane, il costo del “femminicidio” ha un profondo impatto sull’economia dei vari Paesi. Si pensi che nel solo 2013, in Italia, l’indagine chiamata “Quanto costa il silenzio?” realizzata da “Intervita”, mostrava come il costo economico della violenza di genere in relazione alle spese sanitarie, consulenze psicologiche, mancata produttività e altri fattori fosse quantificabile in oltre 16 miliardi di euro.

La repressione della violenza di genere è stata oggetto di misure legislative specifiche negli ultimi anni, sia in Italia che negli altri Paesi europei. Nel nostro Stato, dove il termine “femminicidio” non ha una valenza giuridica capace di integrare nel nostro ordinamento una specifica fattispecie di reato, sono diversi gli interventi apportati negli anni dai vari governi per contrastare specificamente tale condotta, a seguito della rettifica della “Convenzione di Istanbul” redatta nel 2011 dal Consiglio d’Europa e che ha richiesto un maggiore impegno dell’Italia nella prevenzione e nel contrasto alla violenza contro le donne:


  • Il D.L. 23 febbraio 2009, n.11 (cosiddetto “Decreto Sicurezza”), poi convertito con modificazioni dalla L.23 aprile 2009, n.38, recante “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori”;

  • Il D.L. 14 agosto 2013, n. 93 (cosiddetto “Decreto Femminicidio”), poi convertito con modificazioni dalla L.15 ottobre 2013, n.119, recante “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province”;

  • La L.19 luglio 2019, n. 69 (cosiddetto “Codice rosso”), recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”;

  • La L.24 novembre 2023, n. 168 (cosiddetta “Legge sul femminicidio”) recante “Disposizioni per il contrasto alla violenza sulle donne e contro la violenza domestica”.

Non essendo ancora conclusosi l’anno seguente, risulta più agevole analizzare il fenomeno del “femminicidio” in Italia nel 2022. Si evince come lo scorso anno siano stati 124 gli omicidi che hanno visto una donna nel ruolo di vittima, nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre. Tuttavia, di questi “solo” 55 possono essere ricondotti alla casistica dei “femminicidi” (o “femicidi”) propriamente detti. Le informazioni sono state raccolte presso il sito “FemminicidioItalia.info”, un progetto informativo nato nel 2019 e finalizzato alla raccolta di dati e notizie su casi inerenti al fenomeno del “femminicidio” e, più generalmente, alla violenza sulle donne in Italia.





Per quanto concerne l’età delle vittime di femminicidio:

  • l’età media è di 43 anni,

  • la vittima più anziana ha un’età di 75 anni,

  • la vittima più giovane ha un’età di 13 anni.

Per quanto concerne la nazionalità delle 55 donne uccise:

  • 36 risultano essere di nazionalità italiana (65.45%),

  • 3 risultano essere di nazionalità marocchina (5.45%),

  • 3 risultano essere di nazionalità rumena (5.45%),

  • 2 risultano essere di nazionalità cinese (3.64%),

  • 2 risultano essere di nazionalità ucraina (3.64%),

  • 2 risultano essere di nazionalità serba (3.64%),

  • 1 risulta essere di nazionalità peruviana (1.82%),

  • 1 risulta essere di nazionalità tedesca (1.82%),

  • 1 risulta essere di nazionalità venezuelana (1.82%),

  • 1 risulta essere di nazionalità moldava (1.82%),

  • 1 risulta essere di nazionalità colombiana (1.82%).

Per quanto concerne i responsabili:

  • 54 vittime sono stata uccise da 1 sola persona (98.18%),

  • 1 vittima è stata uccisa da 2 persone (1.82%).

Per quanto concerne il legame intercorso tra vittima e responsabile del femminicidio:

  • 47 sono state uccise da soggetti con i quali condividevano un legame di tipo sentimentale/famigliare

  • 8 non avevano legami di tale tipo (14.55%).

Per quanto concerne il sesso dei responsabili/presunti tali:

  • 50 sono di sesso maschile (98.04%),

  • 1 è di sesso femminile (1.96%).

Per quanto concerne l’età dei responsabili/presunti tali:

  • l’età media è di 46 anni,

  • il responsabile/presunto tale più anziano ha un’età di 69 anni,

  • il responsabile/presunto tale più giovane ha un’età di 25 anni.

Per quanto concerne la nazionalità dei 51 responsabili/presunti tali:

  • 37 risultano essere di nazionalità italiana (72.55%%),

  • 3 risultano essere di nazionalità marocchina (5.88%),

  • 2 risultano essere di nazionalità albanese (3.92%),

  • 2 risultano essere di nazionalità rumena (3.92%),

  • 1 risulta essere di nazionalità ucraina (1.96%),

  • 1 risulta essere di nazionalità liberiana (1.96%),

  • 1 risulta essere di nazionalità peruviana (1.96%),

  • 1 risulta essere di nazionalità bosniaca (1.96%),

  • 1 risulta essere di nazionalità egiziana (1.96%),

  • 1 risulta essere di nazionalità serba (1.96%),

  • 1 risulta essere di nazionalità tunisina (1.96%).

Fra di essi, 4 sono responsabili di 9 tra i 55 femminicidi totali (16.36%).

Per quanto concerne l’area geografica:

  • 28 femminicidi (50.91%) si sono registrati al Nord (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto),

  • 9 femminicidi (16.36%) si sono registrati al Centro (Abruzzo, Lazio, Marche, Toscana, Umbria),

  • 18 femminicidi (32.73%) si sono registrati al Sud (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia).

Per quanto concerne le regioni che presentano, in ordine decrescente, più femminicidi:

  • 8 femminicidi si sono registrati in Emilia-Romagna (14.55%),

  • 7 femminicidi si sono registrati in Lombardia (12.73%),

  • 6 femminicidi si sono registrati in Veneto (10.91%),

  • 5 femminicidi si sono registrati in Campania (9.09%),

  • 5 femminicidi si sono registrati in Sicilia (9.09%),

  • 5 femminicidi si sono registrati in Lazio (9.09%),

  • 3 femminicidi si sono registrati in Trentino-Alto Adige (5.45%),

  • 3 femminicidi si sono registrati in Sardegna (5.45%),

  • 3 femminicidi si sono registrati in Calabria (5.45%),

  • 2 femminicidi si sono registrati in Liguria (3.64%),

  • 2 femminicidi si sono registrati in Marche (3.64%),

  • 2 femminicidi si sono registrati in Puglia (3.64%),

  • 1 femminicidio si è registrato in Abruzzo (1.82%),

  • 1 femminicidio si è registrato in Piemonte (1.82%),

  • 1 femminicidio si è registrato in Friuli-Venezia Giulia (1.82%),

  • 1 femminicidio si è registrato in Umbria (1.82%).

Di contro, Basilicata, Molise, Toscana e Valle d’Aosta non hanno registrato alcun femminicidio.

Per quanto concerne la nazionalità dei responsabili/presunti responsabili nelle diverse aree geografiche:

  • dei 25 riconducibili al Nord 17 sono italiani (68%), 2 sono albanesi (8%), 1 è rumeno (4%), 1 è liberiano (4%), 1 è peruviano (4%), 1 è bosniaco (4%), 1 è tunisino (4%),1 è marocchino (4%),

  • dei 7 riconducibili al Centro 4 sono italiani (57,14%), 1 è rumeno (14,29%), 1 è marocchino (14,29%), 1 è egiziano (14,29%),

  • dei 19 riconducibili al Sud 16 sono italiani (84,21%), 1 è marocchino (5,26%), 1 è ucraino (5,26%), 1 è serbo (5,26%).


I dati, pur mostrando una realtà ancora critica per quanto riguarda la situazione italiana in termini di omicidi di genere contemplanti vittime di sesso femminile, risultano tuttavia in linea con i dati provenienti dagli altri Paesi europei, che tra il 2010 e il 2022 hanno assistito ad una riduzione nel loro numero pari al 21%, pur con una leggera flessione dopo l’inizio della pandemia di Covid-19 nel 2020. Guardando al solo 2022, l’Europa ha registrato un numero di femminicidi pari a 2.300, su un totale di 48.800 a livello globale, pari quindi al 4.7%, nell’anno che complessivamente ha visto il numero di femminicidi più alto mai registrato in assoluto, con l’Africa avente il triste primato di Continente più pericoloso per le donne, con 20.000 donne vittime di omicidi di genere (41% del totale).


FONTI


Benedettelli, B. (2017). Violenza domestica e di prossimità, i numeri oltre il genere, anno 2017. Gli omicidi nelle relazioni Interpersonali Significative (RIS).


FemminicidioItalia.info - Il portale informativo contro la violenza. (2023). FemminicidioItalia.info. https://femminicidioitalia.info/


Gentilucci, P. (2023, 27 Novembre). La nuova legge per il contrasto alla violenza sulle donne. Il Portale Giuridico Online per I Professionisti - Diritto.it. https://www.diritto.it/nuova-legge-per-contrasto-alla-violenza-sulle-donne/


Iaccarino, A. (2019). Considerazioni criminologiche sul femminicidio. Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza, 13(3), 39-52.


Karadole, C. (2012). Femicidio: la forma più estrema di violenza contro le donne. Rivista di criminologia, vittimologia e sicurezza.


 Lorenzi, L., Coluccia, A., Ferretti, F., Doretti, V., Pozza, A., & Masti, A. (2022). Il Codice Rosa: un nuovo modello di presa in carico per le vittime di violenza. L'esperienza in Toscana. RASSEGNA ITALIANA DI CRIMINOLOGIA, (1), 024-037.


Ministero dell’Interno. (2020). Relazione al parlamento sull’attività delle forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata – anno 2019.


Toledo, P. (2017). Criminalisation of femicide/feminicide in Latin American countries. Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza, 11(2), 43-60.


UNODC & UN WOMEN (2023). Gender-related killings of women and girls (femicide/feminicide): Global estimates of female intimate partner/family-related homicides in 2022. UNODC Research.

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