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La storia di Roberta Repetto, morta dopo l'asportazione di un neo in un centro olistico. Gli aspetti giuridici.

Il fatto

Roberta Repetto, una giovane donna di quarant’anni, muore il 9 ottobre 2020 presso il reparto di Oncologia Medica del Policlinico San Martino di Genova, con la diagnosi di “melanoma, cachessia neoplastica, metastasi diffuse, collasso cardiocircolatorio”.




Fino a qui potrebbe assomigliare ad una triste storia come molte altre, invece dietro a questa morte c’è un’intricata vicenda caratterizzata non solo da colpa medica, ma anche da violenza fisica e sessuale, da gravi lesioni ed assoggettamento psicologico ad opera di un gruppo organizzato di persone (un centro olistico).

Per comprendere meglio chi era Roberta possiamo citare la descrizione che ne fa la sorella Rita:


"Mia sorella era intelligente, brillante, bella, ricca di talenti, forte e coraggiosa ma allo stesso tempo fragile come noi tutti e la sua sfortuna è stata aver incontrato chi di questa fragilità si è approfittato. E può succedere a tutti di cadere in queste tele del ragno perché dal punto di vista emotivo siamo tutti fragili, non contano i titoli di studio. Pensiamo alla perdita del lavoro, ad un lutto, una separazione ..., se in quel momento in cui siamo più fragili incontriamo chi ci promette di stare meglio ci fidiamo, semplicemente perché vogliamo stare bene. Ma ci sono dei campanelli che ci aiutano a capire che una persona a noi cara sta entrando in un culto distruttivo”.

Come accennato, Roberta, in un periodo di tristezza ed insicurezza legata a problemi sentimentali con il compagno Tobias, ha iniziato a frequentare il Centro di Meditazione Anidra di Borzonasca (GE) prima solo nei fine settimana, poi in modo assiduo e continuativo, fino al trasferimento definitivo nel settembre 2020.

Questa frequentazione, la morte prematura ed una serie di sospetti, portano i familiari - in data 05 novembre 2020 - a sporgere querela presso gli uffici del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute – N.A.S. di Genova.[1]

Dall’analisi del telefono cellulare, delle mail e di un diario personale, gli inquirenti riscontrano non solo una serie di violenze fisiche, psicologiche e sessuali a danno della donna, ma anche la causa della sua morte.

A Roberta, il 13 ottobre 2018, è stata praticata l’asportazione di un nevo sanguinante all’interno della cucina dell’associazione in mancanza non solo della minima certificazione sanitaria, ma senza esami specifici pre e post operatori (per esempio l’istologico), uso di anestetici e antidolorifici. Ad eseguire "l'intervento" è il dottor Paolo Oneda, dirigente medico di Manerbio (BS) con il supporto del guru della Comunità Paolo Bendinelli e di Dora Paola, compagna di quest’ultimo e psicologa della struttura. 

La neoformazione era un melanoma, cioè un tumore maligno della pelle (una patologia che, se curata con tempestività, non è letale).

Nel 2019 la donna ha cominciato a lamentare malessere, dolori diffusi e la comparsa di un linfonodo in sede inguinale; turbata ne parlava con gli operatori del Centro Anida, dove veniva prontamente tranquillizzata ed indirizzata alla “meditazione, a bagni nel torrente ed all’assunzione di tisane zuccherate come cura dei suoi mali”.            


Verso la fine di settembre 2020, Roberta ha chiamato i familiari e finalmente confida loro il suo malessere ed il dolore fisico.                                                                                            

Il 1 ottobre 2020 la sorella Rita[2], giunta al centro, la trova “in una baracca di legno senza finestre, vomitava sangue e aveva le gambe gonfie ed era senza voce”, con estrema difficoltà la convinceva ad essere portata all’Ospedale di Lavagna, contrariamente al volere del suo padre spirituale, che invece insisteva nel farla visitare di Brescia, dove, non a caso, lavorava il dottor Oneda.

Dopo l’accettazione in Pronto Soccorso la donna veniva subito ricoverata; gli esami diagnostici strumentali evidenziavano un gravissimo quadro clinico di “melanoma plurimetastatizzato”.

L’ 8 ottobre 2020 Roberta Repetto è stata trasferita all’Ospedale San Martino di Genova dove sarebbe morta il giorno successivo.

 

La vicenda dal punto giudiziario

Dopo la querela della famiglia Repetto, la Procura di Genova ha aperto un’indagine per omicidio a carico di:

  • Paolo Bendinelli, santone del Centro Olistico;

  • Paolo Oneda, medico bresciano che aveva materialmente “operato” la donna;

  • Paola Dora, psicologa del Centro e compagna di Oneda.


I tre vengono rinviati a giudizio e, mentre per i due uomini si aprono le porte del carcere, la donna rimane libera in attesa del giudizio.


La sentenza di primo grado ha dichiarato colpevoli i due uomini condannandoli alla pena di tre anni e quattro mesi di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali.

Dora Paola veniva assolta dal reato a lei ascritto “perché il fatto non sussiste”.

Rinviata a giudizio anche Teresa Cuzzolin, segretaria e tesoriera dell’Università Popolare Anidra, in concorso con il Bendinelli per il reato di circonvenzione di incapace ex art. 643 c.p.        




                                           

Si riporta il dispositivo:


P.Q.M.Visti gli artt, 438 e ss, 533 e 535 cpp, Dichiara Bendinelli Paolo e Oneda Paolo colpevoli del reato a loro ascritto al capo A di imputazione, riqualificato ai sensi dell’art. 589, comma 1, cp, ed operata la riduzione per il rito prescelto, li condanna alla pena di anni tre mesi quattro di reclusione ciascuno oltre al pagamento delle spese processuali e di sofferta custodia cautelare.

La pena base di anni cinque è stata ridotta di un terzo, per la scelta del rito abbreviato. La sorella Rita e i genitori di Roberta sono costituiti parte civile. Bendinelli e Oneda sono stati condannati al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva in favore delle costituite parti civili da liquidarsi nella misura di euro 20.000,00 ciascuna.

Il Giudice ha derubricato l’omicidio volontario contestato dalla Procura, in omicidio colposo ex art. 589 c.p. ritenendo che vi fosse soltanto “colpa cosciente”.

Sono state invece respinte, in primo grado, le accuse di circonvenzione di incapace, maltrattamenti e violenza sessuale a carico di Bendinelli.


Per le accuse di violenza sessuale la sentenza riporta che:


"Non si è in grado di individuare i singoli episodi di violenza sessuale che si intenderebbe addebitare all’imputato, limitandosi così, in maniera sommaria e generica a collocare la condotta criminosa in un lasso temporale del tutto indeterminato che, di fatto, non consente all’imputato stesso neppure di individuare in maniera specifica i fatti che gli vengono addebitati con conseguente violazione del principio di specificità dell’addebito penale"[3] . E ancora: "Proprio la circostanza che la donna scegliesse liberamente se e quando interrompere i predetti incontri - aveva scritto ancora il giudice nelle motivazioni - insinua il dubbio circa l’effettivo condizionamento di Bendinelli nel condurla a compiere atti sessuali. Dal contenuto dei diari non sembra emergere, al di là di ogni ragionevole dubbio, l’inconsapevolezza della donna di aderire alle pratiche sessuali ma, al contrario, traspare la volontà della stessa di prendere parte liberamente ad esse”.

Per quanto riguarda invece l’assoluzione dal reato di circonvenzione di incapace, contestata in concorso con la Teresa Cuzzolin, si legge:


"non è stata dimostrata, al di là di ogni ragionevole dubbio, una stretta correlazione tra la soggezione che la Repetto aveva nei confronti del Bendinelli e gli atti da lei compiuti di elargizione economica. In altre parole, non è sufficiente una situazione di dipendenza psicologica' della vittima, se non si prova, in modo rigoroso, un abuso della stessa da parte del soggetto abusante che conduca, come diretta conseguenza la persona offesa a compiere atti per lei pregiudizievoli".

Appello.


La Procura di Genova proponeva appello avverso la sentenza del Gup del Tribunale di Genova.

All’udienza del 21 novembre 2023, avanti la prima sezione della Corte di Assise d’Appello, la Procura Generale chiedeva per Paolo Bendinelli la condanna a 16 anni e per Paolo Oneda la condanna a 14 anni.

La Procura insiste nel chiedere la condanna per il delitto di omicidio doloso e non colposo. Nonostante nell’Atto di Appello la Procura di Genova chiedeva, per la Dora Paola, la condanna per il reato di omicidio volontario, così come contestato, il Procuratore Generale, in aula, ne ha chiesto, invece, l’assoluzione. Inoltre per il Bendinelli è stata, altresì, richiesta la condanna per il reato di maltrattamenti, violenza sessuale e circonvenzione di incapace. Sempre alla stessa udienza il Procuratore della Repubblica di Genova ha definito Roberta


“vittima di manipolazione, di disinteresse, di abbandono, di indifferenza come Marco Vannini”.

La sentenza di appello è prevista per il giorno 21 febbraio 2024.


Altre vicende giudiziarie


E’ in corso, sempre avanti il Tribunale di Genova, il processo ordinario a carico di Teresa Cuzzolin, legale rappresentante del centro Anidra, accusata in concorso con il Bendinelli di Circonvenzione di incapace ex art. 643 c.p.

I due avrebbero abusato delle condizioni di inferiorità psichica di Roberta per indurla a compiere atti dispositivi a favore del centro sotto forma di lavoro gratuito o sotto forma di elargizioni per un ammontare complessivo di 120 mila euro.

Prossima udienza fissata per il 15 febbraio 2024.

 

Altra vicenda riguarda la vendita all’asta dei terreni e immobili del centro.

Sono stati messi in vendita all’asta per la sesta volta e anche il 25 gennaio non sono stati aggiudicati. 

 

Si riporta, per una maggiore comprensione, lo stralcio della sentenza in cui sono trascritti i capi di imputazione:




 









NOTE

[1] P.P. N.6069/2019 R.G.N.R.

[2] La sorella Rita Repetto ha fondato l’associazione La Pulce nell’orecchio, https://lapulcenellorecchio.org/.

 

[3] Sentenza n. 1068/22 Reg. Sent. 23.09.2022 (depositata 21/02/2023), Tribunale di Genova, GUP Dott. Alberto Lippini.

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