Quando il male si ama. Riflessioni sull'ibristofilia.
Aggiornamento: 1 mar 2024
Il fascino del male sembra essere una costante nella vita dell’essere umano. Esso è in grado di esprimersi con le più svariate modalità, che possono andare dal gusto del macabro alla morbosità con cui troppo spesso i media affrontano casi di cronaca di natura violenta e scabrosa. Ma cosa succede quando le suggestioni che scaturiscono dal mondo del crimine si trasformano in veri e propri stati sentimentali? Prendiamo il recente caso dell’omicidio della giovane Giulia Cecchettin avvenuto lo scorso 11 novembre per mano del suo ex findanzato Filippo Turretta. Un caso che ha fortemente impattato sull’opinione pubblica creando una enorme ferita emotiva e che, ancora una volta, ha portato alla ribalta l’urgente tema della violenza sulle donne. Da una parte l’immenso dolore per la perdita di una giovane vita in una maniera così brutale, dall’altra un fenomeno sociale preoccupante, quasi incredibile. Dopo l’arresto del ventunenne, è nato un gruppo facebook chiamato Le bimbe di Filippo Turetta che contava quasi mille iscritti, per lo più di sesso femminile, ad oggi chiuso dopo le numerose segnalazioni. Ne sono però comparsi altri in seguito. Così era riportato nella descrizione del gruppo:
“Siamo contro l’accanimento nei confronti di Filippo, siamo persone che provano dei sentimenti per lui e si augurano di poterlo conoscere al più presto”.
Non si esclude che i gruppi siano dei fake, creati da qualcuno a tavolino per attirare click o testare la reazione degli utenti. La Polizia Postale ha acquisito screenshot e link per individuare chi ha creato le pagine ma anche gli utenti che hanno scritto commenti che potrebbero configurare un’ipotesi di reato. Anche questa seconda ipotesi sarebbe altrettanto grave, dimostrando di fatto una completa mancanza di empatia e sensibilità nei confronti di una vicenda tragica. Ad ogni modo, i numerosi iscritti e i messaggi d’amore, comprensione e giustificazione nei confronti del reo confesso, mostrano una dinamica conosciuta nella storia del crimine per la quale occorre appellarsi alla psicologia.



Screnshot di alcuni dei tanti messaggi di ammirazione e supporto postati nel gruppo "Le bimbe di Filippo Turetta"
L’amore e l’attrazione, anche di tipo sessuale, nei confronti di soggetti criminali prende il nome di ibristofilia. Nel DSM-5 (l’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, redatto dall’American Psychiatric Association) viene descritta come parafilia ovvero come: “qualsiasi interesse sessuale intenso e persistente diverso dall’interesse sessuale per la stimolazione genitale o i preliminari” (APA, 2013, p. 685). Nello specifico, l’Ibristofilia prende etimologicamente le mosse dal greco: dal verbo “Hybridzein”, “agire in modo oltraggioso contro qualcuno” e da “φιλία”, “amore”, “appassionato desiderio”. Per cui per ibristofilia si intende un’attrazione morbosa, per lo più di tipo sessuale, verso persone pregiudicate, aggressive, violente o colpevoli di svariati crimini come stupro, rapina a mano armata o omicidio.
Il termine è stato coniato e utilizzato per la prima volta da uno psicosessuologo neozelandese di nome John Money. Se si menziona l'Ibristofilia, è necessario anche considerare la Folie à deux poiché spesso si ritiene che questa patologia sia alla base di tale parafilia. Infatti, il soggetto ibristofilo può coinvolgere attivamente un partner per commettere reati.
La psicopatologia definisce la Folie à deux come "follia condivisa da due soggetti", mentre il DSM la descrive come Disturbo Psicotico Condiviso. Questo disturbo è anche noto come Sindrome di Lasegue-Falret, dal nome dei due psichiatri francesi che lo hanno scoperto nel 1877.
In breve, la Folie à deux rappresenta una relazione psicotica e malsana che si instaura tra due individui, il principale e l'indotto, dove il primo crea o acquisisce una tendenza delirante e la impone o trasmette all'altro soggetto della coppia.
POSSIBILI CAUSE
Un contributo importante per capire quali potrebbero essere le cause dell’ibristofilia è stato dato da Katherine Ramsland, una professoressa di psicologia forense alla DeSales University, in Pennsylvania, la quale, sulla base di alcune ricerche ed interviste, ha tratteggiato ciò che generalmente sta alla base del disturbo. Molte delle donne che sono state intervistate dalla Ramsland, hanno sostenuto che una delle motivazioni principali celate dietro l’intenzione di uscire con uomini criminali o violenti, stia nella loro convinzione di riuscire a migliorarli, eliminando tutti i loro lati caratteriali ed attitudinali crudeli. È come se in queste donne si insinuasse la falsa convinzione di riuscire a far innamorare l’oggetto del loro desiderio rappresentato da un uomo aggressivo, violento e potente, ottenendo infine il suo completo controllo. In realtà, spesso si verifica il contrario: è l’uomo ad assumere il controllo fisico e psicologico. Altre donne, sempre secondo gli studi della Ramsland, identificano invece l’uomo come se fosse ancora il bambino che fu, in modo da poterlo allevare ed eliminare il lato malvagio sviluppando invece quello buono e dolce. Ultima ma non meno importante motivazione è la notorietà: il desiderio di essere al centro dell’attenzione dei media. Oltre a questa ricerca, molti psichiatri hanno sostenuto che chi si invaghisce di criminali o assassini, non è in grado di trovare l’amore nella vita normale, di conseguenza lo cerca altrove, imboccando altre strade che il più delle volte, come nel caso della prigione, porta la relazione a non svilupparsi ed a rimanere in stand-by. Molti psicologi invece come ad esempio Leon Seltzer, professore alla Cleveland State University, in Ohio, forniscono ragioni differenti. Seltzer sostiene che i criminali vengono considerati cosiddetti maschi alfa; uomini che “non devono chiedere mai”.
ALCUNI ESEMPI
Come già accennato, l'Ibristofilia colpisce principalmente giovani donne, ma ci sono stati casi di uomini che si sono sentiti attratti da donne detenute colpevoli di crimini e hanno intrattenuto relazioni amorose con loro durante la detenzione.
Tra questi casi, vi è quello di Erika De Nardo. Nel 2001, all'età di sedici anni, insieme al suo allora fidanzato Omar Favaro, uccise la madre Susy e il fratello Gianluca con novantasette coltellate. Questo caso è noto come il "delitto di Novi Ligure" e rimane ancora vivo nella memoria collettiva. Sabrina Misseri è un altro nome molto presente nei media e nell'opinione pubblica italiana a causa del suo coinvolgimento nell'omicidio della cugina Sarah Scazzi ad Avetrana nel 2010. Dopo la sua incarcerazione nel penitenziario di Taranto, la ragazza ricevette centinaia di lettere d'amore al giorno, tanto che chiese alla direzione del carcere di non consegnarle più. Citiamo infine, Amanda Knox, la studentessa universitaria americana condannata e poi assolta per l'omicidio della sua coinquilina britannica, Meredith Kercher a Perugia nel 2007. Durante le prime due settimane di detenzione, la Knox ricevette trentacinque lettere da vari ammiratori. Alcuni la spronavano a resistere alle accuse e altri esprimevano il loro amore e il desiderio di sposarla, come nei casi precedenti.

Nel marzo del 2021 venne creato il primo gruppo Facebook dal nome Le bimbe di Benno Neumair, una community composta soprattutto da ragazze, le quali descrissero l’assassino dei suoi genitori come un idolo, una persona da adorare. Il gruppo contava più di mille iscritti e, prima che le impostazioni sulla privacy fossero tramutate in private, entrando sul fandom si susseguivano uno dopo l’altro post ironici, frasi d’amore e di adulazione, spesso surreali. Tra questi una serie di fotomontaggi che ritraevano il giovane e, posta in incipit, con un’ironia pungente, la descrizione: “Buongiorno, come state? Io BENNissimo!”. Ma accanto ai post ironici , anche post d’amore e di sostegno, come ad esempio:
“Voglio solo Benno nella mia vita, ho una cotta gigante per lui e nessuno potrà farmela passare”; “è colpevole di avermi fatto innamorare”; “la verità è che lui non hai mai ricevuto tanto affetto e tanto amore, solo noi glielo stiamo dimostrando”, “sei meraviglioso, l’amore che ho per te non l’ho mai provato per nessuno”, tra questi anche commenti maschili: “per Benno farei anche lo schiavo sottomesso, sempre ai suoi ordini”.
Per coloro che soffrono di scarsa autostima, la fama e lo status sociale dei criminali seriali sembrano offrire un senso di rilevanza mai sperimentato prima. Inoltre, il senso di grandezza di questi individui aumenta in proporzione alla brutalità dei reati commessi dai loro cospiratori.
Fonti:
- American Psychiatric Association; DSM-5-TR Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.
Raffaello Cortina Editore.
- Rivista di Psicopatologia Forense, Medicina Legale, Criminologia 2021; volume 26:616, Hybristophilia: “cause mama I’m in love with a criminal”
- Bruzzone Roberta; Segreti di famiglia, il delitto di Sarah Scazzi, Aracne 2013.
- Bettin Gianfranco, Eredi, da Pietro Maso a Erika e Omar, Feltrinelli, 2007.












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